ASSOCIAZIONE AMICI DEL MUSEO PIETRO MICCA


Nell’anno 1571 il duca Emanuele Filiberto di Savoia diede inizio a un progetto molto ambizioso: quello di dotare i bastioni della cittadella rivolti verso la campagna di tre casematte difensive poste in posizione avanzata. A causa dei costi notevoli e del prolungarsi dei lavori, il progetto non fu completato e venne costruita unicamente la casamatta prospiciente il bastione di San Lazzaro, detta “Pastiss” (Pasticcio) per la sue architettura estremamente complessa.

L’opera, conclusa nel 1574, presenta un fronte esterno a profilo trilobato, formato da una muratura di 2,80 metri di spessore e di 140 metri di lunghezza, nella cui fondazione fu ricavata una galleria di contromina. Il cunicolo aveva la funzione di disperdere l’onda d’urto di una eventuale mina attivata dagli attaccanti, che poteva trovare sfogo attraverso uno dei 15 pozzi aperti nella volta a botte. L’interno della sezione in elevato della costruzione presenta due camere di combattimento sovrapposte, coperte da volte a botte, che riprendono il profilo del fronte principale dell’opera I due ambienti erano a loro volta suddivisi in compartimenti corrispondenti ad ognuno dei tre lobi, separati da muraglie dotate di feritoie per la difesa interna. Dal piano superiore, per mezzo di apposite caditoie, era possibile difendere quello inferiore nel caso di infiltrazione da parte dei nemici. Entrambe le pareti esterne dei due livelli erano percorse da feritoie incrociate, per la difesa del fondo e del ciglio del fosso. Il fronte di gola era invece dotato di cannoniere per il tiro rovescio, per un’efficiente difesa antiuomo del fossato ai piedi del bastione San Lazzaro. Alcuni pozzi, praticati nel cortile interno, garantivano il ricambio rapido dell’aria e un minimo di illuminazione.

 

L’opera comunicava con la Cittadella per mezzo di un ampio passaggio che, dopo aver attraversato il fossato (che difendeva per mezzo di feritoie aperte nel piedritto ovest), si trasformava in galleria raggiungendo il bastione. Nel 1705 il Pastiss fu incorporato nella  controguardia eretta su progetto di Antonio Bertola (1647-1719); la fondazione del fronte principale e la contromina furono perforate in corrispondenza della bisettrice del lobo centrale per dare adito alla nascente galleria capitale bassa del bastione San Lazzaro.

 

La riscoperta del Pastiss avvenne nel 1958 ad opera del capitano Guido Amoretti (1920-2008) e Cesarino Volante. Dal 1976 la casamatta fu oggetto di un cantiere permanente di scavo e recupero gestito dal Gruppo Scavi e Ricerche dell’Associazione Amici del Museo Pietro Micca, coordinato dalla Direzione del museo e sotto la direzione scientifica degli enti preposti alla tutela del patrimoni storico-archeologico. L’opera, di cui si conserva parte delle strutture, è ubicata al di sotto dei due isolati di corso Matteotti.

 

 

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